Erano giorni che non sentivo la sua voce. Lo chiamo al telefono.
"Oggi c'è il mercato: comprerai qualcosa per te?"
"No, non mi compro più niente".
E nonostante mi passassero dinanzi alla vetrina consentendo appena che io li sbirciassi di una sola occhiata, pure ritenni, in quella mia particolare disposizione dello spirito, di poter leggere con quell'unica la storia di lunghi anni. (L'uomo della folla, Edgar Allan Poe)
mercoledì 13 giugno 2018
lunedì 4 giugno 2018
Ci vediamo
Oggi piove e la pigrizia mi tiene in casa. E in casa non si incontra nessuno. Ma la pioggia d'estate, col suo cielo che pare al passato, porta ricordi e pensieri. Così ho ripensato a mia nonna, che non c'è più da tre anni.
Usciva appena poteva, aveva le sue amiche e mille commissioni da fare, ogni giorno. Per questo e mille altri motivi non ha mai voluto lasciare la sua casa per andare a vivere coi figli: aveva una bella poltrona vicino al caminetto sempre acceso, con la tv, il lavoro ai ferri. Neppure quando la malattia l'ha sorpresa e in una decina di mesi, all'improvviso, l'ha fatta invecchiare fino ai 92 anni che aveva, ha lasciato la sua poltrona e il suo caminetto. In una volta, lei così svelta di mente, elegante e orgogliosa, ha conosciuto lo smarrimento di non ricordare le cose, la difficoltà di sedersi, di stare seduta, di alzarsi e sedersi nuovamente. Lei così forte e tenace, e bella, ha perso chili e colore, confuso ieri con domani, le voci con i nomi. Non per sempre però, non a tutte le ore. Perché "il vento dell'ala dell'imbecillità" ha soffiato su di lei a sprazzi, tanto da lasciarle il ricordo del suo passaggio e, con quel ricordo, mortificarla ancora di più. E così ha capito: s'è messa pure lei a ricordare, all'inizio, ma poi ha semplicemente aspettato. "Ci vediamo", mi ha detto. Ma intanto, lei così precisa ed elegante, apparecchiava uno strofinaccio al posto della tovaglia. Quando poi qualcosa ha ostruito il suo adorato camino, proprio in quei giorni durante i quali gli anni aumentavano sempre di più, e la fiamma s'è spenta, non ci siamo più visti. Cosa ricordo di lei? La sua forza, la sua figura alta e sempre dritta, le storie di paura che ci raccontava da bambini e la lunga attesa della morte.
Usciva appena poteva, aveva le sue amiche e mille commissioni da fare, ogni giorno. Per questo e mille altri motivi non ha mai voluto lasciare la sua casa per andare a vivere coi figli: aveva una bella poltrona vicino al caminetto sempre acceso, con la tv, il lavoro ai ferri. Neppure quando la malattia l'ha sorpresa e in una decina di mesi, all'improvviso, l'ha fatta invecchiare fino ai 92 anni che aveva, ha lasciato la sua poltrona e il suo caminetto. In una volta, lei così svelta di mente, elegante e orgogliosa, ha conosciuto lo smarrimento di non ricordare le cose, la difficoltà di sedersi, di stare seduta, di alzarsi e sedersi nuovamente. Lei così forte e tenace, e bella, ha perso chili e colore, confuso ieri con domani, le voci con i nomi. Non per sempre però, non a tutte le ore. Perché "il vento dell'ala dell'imbecillità" ha soffiato su di lei a sprazzi, tanto da lasciarle il ricordo del suo passaggio e, con quel ricordo, mortificarla ancora di più. E così ha capito: s'è messa pure lei a ricordare, all'inizio, ma poi ha semplicemente aspettato. "Ci vediamo", mi ha detto. Ma intanto, lei così precisa ed elegante, apparecchiava uno strofinaccio al posto della tovaglia. Quando poi qualcosa ha ostruito il suo adorato camino, proprio in quei giorni durante i quali gli anni aumentavano sempre di più, e la fiamma s'è spenta, non ci siamo più visti. Cosa ricordo di lei? La sua forza, la sua figura alta e sempre dritta, le storie di paura che ci raccontava da bambini e la lunga attesa della morte.
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Niente più
Erano giorni che non sentivo la sua voce. Lo chiamo al telefono. "Oggi c'è il mercato: comprerai qualcosa per te?" "No,...