giovedì 31 maggio 2018

Sarajevo

Mi capita davanti per caso, mentre passeggio a Sarajevo. Così piccolina, i capelli neri, lunghi e raccolti, le manine strette attorno a un organetto e i piedini scalzi. Se ne sta seduta sulla strada, là dove l'Ovest ha ormai sostituito l'Est in questa magnifica e malinconica città. Come cuscino ha un pezzetto di cartone e davanti, come premio per le note che tira ogni tanto fuori dal suo strumento, una scatolina probabilmente recuperata dal mercato della frutta. Pare orgogliosa della borsetta che porta di traverso sulla maglietta bianca. Qualcuno le si avvicina, le lascia qualche feninga (ce ne vogliono cento per arrivare ai nostri 50 centesimi). Altri più generosi fanno precipitare nella scatolina blu fino a 2 marchi bosniaci (1 euro, per noi). Una ragazza le propone pure un gelato, che lei rifiuta fissandola con gli occhi scuri e fieri, lo sguardo serio come per dirle che lei non vuole regali sul lavoro: solo monetine in cambio di buona musica. Ho appena visto i ponti sopra la Miljacka, la Baščaršija col suo rame e i suoi decori, i palazzi ancora crivellati dai proiettili e l'asfalto arrossato dalle granate, ma Sarajevo per me comincia qui, con questa piccina rom che a 4 o 5 anni sembra già sapere il fatto suo. S'è fatto tardi, intanto, e lei raccoglie le monetine dalla scatola, dice "zdravo", ciao, al cartone-cuscino, si mette in piedi e, aggiustata la borsetta, si dirige verso il parco degli scacchi giganti con l'organetto sotto braccio. Pare perdersi, lei così piccina, tra i canti serali del muezzin e le ombre delle chiese di tutte le religioni del mondo. E invece la capitale bosniaca le va incontro: un chiosco di bibite le allunga un'aranciata da due litri, un altro della frutta, poi dei biscotti. Il giostraio le dà un giochino e contratta con lei qualche marachella da fare al fratellino. Che l'aspettava, minuscolo come lei, insieme a un'altra bimba e a un altro ancora. Eccoli tutti in cerchio, seduti attorno alla mamma, a dividersi l'aranciata, la frutta, i biscotti. Fino a tarda sera. Che ne sarà di lei, domani?

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